Il territorio nonantolano, ampiamente conosciuto grazie alla sua famosa abbazia benedettina, fondata durante l’epoca longobarda, risulta insediato fin dall’ età del Bronzo; è infatti attestato un importante sito terramaricolo a Redù, datato tra il XVII e l’inizio del XII secolo a.C.

L’area nonantolana fu occupata nella Prima e alla Seconda età del Ferro e intensamente colonizzata durante l’epoca romana; il toponimo Nonantola sembra infatti derivare, secondo alcuni studiosi, dal numerale romano nonaginta (novanta) e nel suo territorio sono ancora evidenti le tracce della centuriazione.

Il monaco benedettino Anselmo, cognato del re dei Longobardi Astolfo, fu il fondatore e il primo abate dell’abbazia di Nonantola.

La scelta di fondare un cenobio in questo luogo dipese, oltre che da motivazioni religiose, da una pluralità di fattori politico-militari dati dalla posizione strategica di Nonantola posta sul confine tra il ducato longobardo e l’esarcato bizantino.

Il monastero, fondato nel 752 e dedicato a San Silvestro nel 756, incontrò il favore dei sovrani longobardi e franchi da cui ricevette donazioni di ampi beni terrieri e numerosi privilegi; Nonantola, durante il Medioevo, divenne la sede di uno dei più importanti e ricchi monasteri italiani scatenando le mire espansionistiche di alcune potenti famiglie signorili e dei vescovi delle vicine città di Modena e Bologna.

L’abate Gottescalco nel 1058, per difendere il proprio territorio e nel tentativo di creare un legame tra il popolo e il monastero, concesse in perpetuo ai Nonantolani il privilegio del godimento dei diritti fondamentali riguardanti la libertà della persona, il diritto d’uso della terra coltivabile e una vasta estensione di boschi, paludi e prati da poter sfruttare per il pascolo e il legnatico. Per poter beneficiare di tali privilegi, ereditari per linea maschile, era obbligatoria la residenza a Nonantola e la costruzione da parte del popolo di tre quarti delle mura di difesa del borgo: proprio questo atto fu all’origine della Partecipanza Agraria di Nonantola.

A partire dal XII secolo iniziò un periodo molto difficile per l’abbazia poiché fu al centro di lunghe lotte tra i comuni di Modena e Bologna che si contendevano il suo territorio; Nonantola venne conquistata, a periodi alterni, sia dai Modenesi che dai Bolognesi che costruirono rispettivamente “la Torre dei Modenesi nel 1261 e laTorre dei Bolognesinel 1307 a presidio del territorio e a dimostrazione della loro supremazia.

Nel 1412 Nonantola passò sotto il dominio estense; nel 1414 del Duca d’Este Niccolò III le riconobbe i diritti municipali e nel 1419 confermò lo “Statutum Communis et hominis Terrae Nonantulanae”. Gli statuti, redatti sulla base di un esemplare più antico andato perduto, regolavano gli aspetti civili e penali della comunità e segnarono la nascita ufficiale del Comune.

L’abbazia in quel periodo versava in uno stato di profonda decadenza; nel XVI secolo i Benedettini vennero sostituiti dai Cistercensi e nel 1769, quando il duca di Modena soppresse tutti i piccoli monasteri, il monastero venne affidato a nove canonici.

Nel corso del XVII secolo Nonantola fu teatro di una battaglia che vide protagoniste le famiglie Barberini e Farnese in cui il paese subì ingenti danni e, primo fra tutti, a farne le spese fu l’archivio del monastero che fu pesantemente saccheggiato. Tra XVIII e XIX secolo, sull’ondata delle trasformazioni portate dalla Rivoluzione Francese, vennero soppressi gli ordini religiosi, i cui beni vennero incamerati dalla Repubblica Cisalpina; l’abbazia in questo periodo venne assegnata al vescovo di Modena che ancor oggi ne è l’abate.

L’esercito napoleonico confiscò i beni dell’abbazia e del seminario di Nonantola e nel 1799 il conte Leonardo Salimbeni colse l’occasione per acquistare beni e terre appartenuti al monastero, compresa la parte meridionale del complesso abbaziale che, dopo varie modifiche, venne trasformata in residenza familiare. Nel 1898 Palazzo Salimbeni fu ceduto al Comune di Nonantola che trasferì in questa sede gli uffici comunali.

Nel 1983, durante i lavori di restauro del Palazzo comunale, emersero i frammenti di un ciclo di affreschi databile alla fine dell’XI- inizio XII secolo con le scene della vita di San Benedetto e degli Atti degli Apostoli che decoravano l’antico refettorio del monastero di Nonantola, oggi conosciuta come Sala degli Affreschi. (attualmente non visitabile)

Durante gli anni che portarono all’Unità d’Italia la storia di Nonantola non si discosta di molto da quella dello Stato Estense; una notevole trasformazione del paese avvenne nel 1913 quando Natale Bruni, abate commendatario, incaricò don Ferdinando Manzini, parroco di Nonantola, di restaurare l’abbazia per riportarla alle antiche forme romaniche. Manzini, che fu anche il fautore della demolizione delle mura di Nonantola, aveva previsto di compiere la stessa operazione anche sulla Pieve di San Michele ma non riuscì a terminare la sua opera poiché nel 1926 venne trasferito ad un’altra parrocchia.

Durante il ventennio fascista anche Nonantola fu assoggettata dalle leggi del Regime e retta da un Podestà: in questo periodo furono realizzate le scuole del capoluogo, venne estesa la rete elettrica e l’acquedotto.

Un episodio di grande solidarietà civile da parte della popolazione nonantolana caratterizza gli anni della Seconda Guerra Mondiale: 73 ragazzi ebrei con i loro accompagnatori vennero ospitati a Villa Emma ed in seguito all’occupazione tedesca dell’Italia furono nascosti nel seminario abbaziale e presso alcune famiglie del luogo per poi essere aiutati a sfuggire alle persecuzioni naziste e a trovare la salvezza in Svizzera.

Due nonantolani, il medico condotto Giuseppe Moreali e don Arrigo Beccari sono stati proclamati “Giusti fra le Nazioni” dallo Stato di Israele grazie all’opera svolta a favore degli ebrei perseguitati.

Lo sviluppo di Nonantola negli anni intercorsi dal dopoguerra ad oggi vede un paese che ha subito notevoli modifiche, che ha trasformato la sua economia da agricola ad artigianale – industriale e che ha visto sorgere diversi nuovi quartieri residenziali arrivando a contare oltre 16.000 abitanti.

 

 

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