• Giardino comunale “Perla Verde” – sculture
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All’interno del giardino “Perla Verde” sono collocate 3 interessanti sculture: due sono opera della scultrice berlinese Ingeborg Hunzinger e una dello scultore  nonantolano Paolo Sighinolfi.

Ingeborg Hunzinger in occasione dell’anniversario della Festa di Liberazione ha donato al Comune di Nonantola due sue opere: la statua “La Melodia Perduta” nel 2002, per il 57° anniversario della Liberazione, in ricordo dei ragazzi di Villa Emma, e nel 2009, per il 64° anniversario della Liberazione, un’altra scultura dedicata ai circa 6400 profughi e immigrati ebrei che vennero internati in Italia dal governo fascista.

La scultura “La Melodia Perduta” rappresenta un giovane più alto della norma che suona il flauto addossato ad un albero con un dragone attorcigliato ai piedi; la Hunzinger in questa scultura ha voluto rappresentare il “drago fascista” nella sua forma più estrema e brutale che però può essere sconfitto grazie alla melodia suonata nella solitudine, la melodia rappresenta l’eterno che vince sulla bestialità e la violenza che sono fenomeni passeggeri.

Scultura la Melodia Perduta di Ingeborg Hunzinger

Melodia Perduta di Ingerborg Hunzinger

Ingeborg Hunzinger è una scultrice tedesca che fu esule in Italia durante il periodo nazista, a 24 anni si recò in Italia e visse a Firenze dopo che in Germania le fu impedito di svolgere la carriera artistica da parte della Camera per la Cultura del Reich; il divieto da parte della Camera le fu imposto poiché era stata classificata comunista e sua madre era ebrea. A Firenze ebbe contatti con la Villa Romana, una casa per gli artisti tedeschi fondata prima della Prima Guerra Mondiale dove i giovani artisti potevano trascorrere un anno grazie ad una borsa di studio; lì conobbe il suo compagno, Helmut Ruhmer, da cui ebbe due figli e che morì al fronte poco prima della fine della guerra. Finita la guerra si iscrisse al Partito Comunista, negli anni ’50 sposò il meccanico Adolf Hunzinger, un militante comunista, e si trasferì a Berlino-Est. Proprio lì acquisì una posizione all’Accademia delle Belle Arti e negli anni successivi ebbe numerosi incarichi: circa 40 sculture, di cui 25 a Berlino, si trovano nei luoghi dell’ex DDR.

La “Melodia Perduta” giunse a Nonantola dopo un fallito tentativo di collocarla in Calabria, a Ferramonti, nel luogo in cui c’era il più grande campo d’internamento per profughi ebrei in Italia.

La Hunzinger aveva realizzato la sua scultura ispirata da quel luogo e dal paesaggio bucolico della Valle del Crati ma rimase per tre anni nel suo studio perché un contadino aveva demolito con una ruspa l’ultimo edificio rimasto del campo d’internamento per appropriarsi del terreno per poter coltivare pomodori e lei si trovò a non aver più un luogo in cui collocarla. La scultrice pensò di portarla “dove erano stati i ragazzi” di Villa Emma poiché era a conoscenza della vicenda e amica del Prof. Klaus Voigt, che aveva conosciuto alla mostra dedicata al suo libro “Italia rifugio precario. Artisti e intellettuali tedeschi in Italia. 1933-1945”; il Prof. Voigt si occupò molto da vicino della vicenda dei ragazzi di villa Emma pubblicando nel 2001 in Germania e  nel 2002 in Italia “Villa Emma. Ragazzi ebrei in fuga 1940-1945”.

Il 21 Aprile 2002, nel 57° anniversario della Liberazione di Nonantola, la scultura “la Melodia Perduta” venne collocata nel giardino “Perla Verde” del Comune di Nonantola per ricordare ai nonantolani, e non solo, la “melodia perduta” che vinse il dragone che minacciava la vita dei ragazzi di Villa Emma .

Ingeborg Hunzinger successivamente, visto fallire il tentativo di collocare il flautista in Calabria, realizzò per il campo di Ferramonti-Tarsia un’altra scultura dedicata ai 6400 profughi e immigrati ebrei internati in Italia. Anche in questo caso però non fu possibile trovare una collocazione per la sua opera a Ferramonti quindi la Ingeborg, dopo alcuni anni di attesa, acconsentì alla proposta di portare anche questa scultura a Nonantola, nel giardino “Perla Verde” a fianco del flautista.

Scultura di Ingeborg Hunzinger dedicata ai 6400 profughi e immigrati ebrei in Italia

6400 profughi

Il rilievo, dedicato al ricordo dell’internamento degli ebrei in Italia, era legato al ricordo dei “ragazzi di Villa Emma” poiché, anche se i ragazzi ospitati a Nonantola ebbero la fortuna di non vivere quell’orrore, alcuni dei loro parenti e alcuni loro compagni fuggiti da Zagabria vennero invece internati a Ferramonti e in altre parti d’Italia.

Nonantola per di più, oltre ad aver accolto i “ragazzi di Villa Emma”, era una delle 170 località di “internamento libero”, una forma di residenza coatta.

L’opera della Hunzinger rappresenta il momento in cui i carri armati tedeschi si ritirarono verso il Nord passando accanto al campo di Ferramonti-Tarsia e gli internati abbandonarono il campo disperdendosi nei dintorni: sulla sinistra del rilievo sono scolpiti i cannoni dei carri armati, al centro una coppia in fuga vicino a un uomo con il berretto (il maresciallo dei carabinieri Gaetano Marrari che aiutò realmente gli internati in quel momento terribile), sul fondo del rilievo si possono osservare scene di vita degli internati sotto il sole della Calabria e a sinistra in alto alcuni capannoni. Le due figure in grigio presenti nel rilievo rappresentano “il pensieroso” e “l’interrogatore” che dovrebbero indurre chi le osserva a domandarsi su come una pagina così buia della storia possa essere stata scritta.

La terza scultura presente all’interno del Giardino Comunale è l’ “Albero delle Favole” di Paolo Sighinolfi.

 

Minolta DSC

L’albero delle favole

Sighinolfi, nato a Nonantola, si avvicinò alla scultura alla scuola di Don Beccari a Rubbiara poi proseguì i suoi studi all’Istituto d’Arte Venturi a Modena. Paolo Sighinolfi riuscì a trasformare un grande albero morto presente nel giardino della Perla Verde, un vecchio bagolaro, in una meravigliosa scultura.

L’albero delle favole prese vita nel 1987 quando Sighinolfi iniziò a lavorare all’opera; dopo 5 estati di intenso lavoro la scultura, che in origine doveva essere l’albero delle cicogne (Paolo stava per diventare padre del primo figlio), fu terminata.

Nel 1992 l’albero delle favole fu ricollocato nel giardino della Perla Verde; il vecchio albero tornò nel luogo da cui era partito con una nuova veste, trasformato in un racconto alto 5 metri in cui si intrecciavano animali reali e fantastici (il drago, la cicogna, lo scoiattolo, la lucertola…)

Nonostante i trattamenti protettivi a cui era stata sottoposta la scultura la permanenza all’aperto e l’esposizione alle variazioni degli agenti atmosferici causarono gravi danni all’opera tanto che, nell’inverno del 1995, fu sradicata e sottoposta ad un intervento di restauro. L’anno seguente tornò nel giardino Perla Verde posizionato sopra un piedistallo che la tenesse sollevata da terra ma nemmeno questo servì a risolvere la situazione e un paio d’anni dopo la scultura, ormai malata, morì cadendo a terra.

Dopo lo sgomento per la perdita di una scultura molto cara alla comunità prese forma un progetto di ricostruzione: dal calco dell’albero, ricomposto e rimodellato da Sighinolfi, si ricavò una scultura in bronzo che conservava la memoria del legno originario e un insieme di nuove energie.

Via Marconi, 11

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