• La memoria del Novecento. I ragazzi di Villa Emma
  • La memoria del Novecento. I ragazzi di Villa Emma

1° piano e piano terra del Museo di Nonantola  – Seminario abbaziale – Villa Emma.

Nonantola, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu teatro di una vicenda legata all’olocausto in cui emerse un prezioso e positivo esempio di resistenza civile.

La storia dei “Ragazzi di Villa Emma” si svolse tra luglio del 1942 e settembre del 1943 quando arrivarono a Nonantola 73 ragazzi ebrei di varie nazionalità che soggiornarono per un certo periodo a Villa Emma e che riuscirono a salvarsi e a fuggire in Svizzera grazie all’aiuto di numerosi cittadini nonantolani.

Per inquadrare il contesto in cui avvenne la vicenda sarà bene partire dal 1° piano del Museo di Nonantola dove, grazie a foto e documenti del periodo, si può avere un quadro d’insieme degli avvenimenti che si susseguirono nel paese durante la Seconda Guerra Mondiale; uno spazio di rilievo è dato alle figure di Don Arrigo Beccari e del medico condotto Giuseppe Moreali che svolsero un ruolo fondamentale nella fuga dei ragazzi tanto da essere insigniti del titolo di Giusti tra le nazioni (le medaglie di entrambi sono esposte al museo).

Terminata la visita del primo piano, scendendo dalle scale, troverete allestita al piano terra del museo, la Mostra permanente “I ragazzi ebrei di Villa Emma a Nonantola”.

Nella mostra, curata dallo storico tedesco Klaus Voigt, attraverso un percorso fotografico e documentario si ripercorre la storia dei ragazzi di villa Emma: l’arrivo a Nonantola di due gruppi di ragazzi ebrei profughi provenienti da Germania, Austria e Jugoslavia, un primo gruppo giunse a Nonantola nel luglio del 1942 da Lesno brdo (vicino Lubiana) e l’altro arrivò da Spalato nell’aprile del 1943 portando il numero degli ospiti di villa Emma a 73 ragazzi assistiti da 18 adulti.

La mostra racconta la vita quotidiana trascorsa nel periodo di permanenza a Villa Emma tra lavori di casa, l’addestramento al lavoro agricolo e artigianale e la preparazione alla vita in un kibbutz (ci sono bellissime fotografie che mostrano i ragazzi al lavoro e in momenti di svago che testimoniano la nascita di amicizie e legami tra i giovani ebrei e i coetanei di Nonantola ).

Il percorso prosegue con il racconto dei giorni in cui vennero accolti e nascosti in vari luoghi di Nonantola: quando il 9 settembre del 1943 arrivarono le truppe tedesche, i ragazzi furono nascosti nel seminario abbaziale, presso suore e famiglie di contadini, artigiani e commercianti e infine riuscirono a fuggire e a trovare la salvezza in Svizzera da dove, nel 1945, partirono per la Palestina.

Terminata la visita al museo si torna su via Marconi e, proseguendo verso via Roma, si può osservare sulla destra l’imponente mole del Palazzo del Seminario, dove i ragazzi furono nascosti prima della fuga verso la Svizzera.

seminario 1938

Il seminario nel 1938

Per poter vedere il luogo che ospitò i ragazzi occorre uscire dal centro storico e imboccare via Mavora, dopo aver girato a destra su Via G. Di Vittorio si giunge, dopo circa 200 mt., girando nuovamente a destra al n° 31, all’ingresso di Villa Emma. La villa, bellissimo esempio di residenza di campagna ottocentesca, purtroppo non è visitabile internamente; davanti all’ingresso è posta una lapide commemorativa a ricordo della vicenda dei ragazzi ebrei.

viila emma ragazzi tavolata 1946-7ok

Villa Emma 1946/47

Durata del percorso: 2 ore circa.

Per informazioni

www.fondazionevillaemma.org

MUSEO DI NONANTOLA tel. 059.896656/639  museo@comune.nonantola.mo.it

FONDAZIONE VILLA EMMA  tel. 059.547195  segreteria@fondazionevillaemma.org

 

 

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